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Abc della nanna: il sonno del neonato e del bambino, fino ai 18 mesi

Come dormono i neonati?

Da quando sei genitore... ti chiedi quando potrai di nuovo dormire??

Sei in buona compagnia. Secondo le statistiche circa il 20% dei bambini sotto i 4 anni ha frequenti risvegli notturni con difficoltà a riaddormentarsi.

Nei primi mesi di vita  i risvegli notturni sono fisiologici e persino utili, aiutano il neonato a nutrirsi a sufficienza e prendere il latte proprio nelle ore notturne quando il latte è più nutriente.

In realtà i risvegli proseguono normalmente anche dopo, persino da adulti; grazie alla nostra autoregolazione  ci riaddormentiamo con facilità, tanto che al risveglio spesso non ci ricordiamo di esserci svegliati. Il bambino conquista questa possibilità di riaddormentarsi da solo con la maturazione del suo sistema nervoso, in attesa di maturare la sua autoregolazione, il suo organismo si regola nella relazione col genitore, in un processo di  co- regolazione emotiva e neuronale.

Quando noi adulti ci addormentiamo abbandoniamo lo stato di veglia, la nostra coscienza e il nostro controllo sull'ambiente: per addormentarci bene abbiamo di sentirci al sicuro e rilassarci. Per il bambino è anche un primo momento di separazione dal contatto con la mamma e col papà. Per addormentarsi bene e riaddormentarsi in autonomia ha bisogno di sentirsi abbastanza al sicuro per potersi lasciare andare, separarsi da noi con fiducia di ritrovarci al bisogno, ma anche con fiducia nelle proprie competenze in crescita e nella propria autonomia.

In questo articolo metto a fuoco tre indicazioni base, "l'Abc " della nanna, una  mappa entro cui ogni famiglia può trovare la strada migliore per sè proprio nel rispetto di questi due bisogni fondamentali e interconnessi: sicurezza e autonomia, a partire da questi tre pilastri: Ambiente, Bisogni e Crescita.

Ambiente e Abitudini

Possiamo aiutare il rilassamento di nostro figlio predisponendo per lui un'ambiente rilassante in cui dormire: luci soffuse, rumori attutiti, una stanza fresca (tra i 18 e i 20 gradi).

Dopo i primissimi mesi, quando il bimbo ha più contatto visivo con l'ambiente esterno, può essere disorientante per lui risvegliarsi in un posto diverso da quello in cui si è addormentato. Se per esempio  si addormenta in braccio o nel lettone e si risveglia nel lettino, è più facile che si possa sentirsi un po' spaventato e pianga perché  sente il bisogno di tornare nel punto di partenza per riaddormentarsi. Meglio quindi aiutare il bambino ad addormentarsi direttamente dove trascorrerà la notte.

Molte famiglie si trovano bene a dormire insieme, tenendo il lettino nella stessa stanza o anche attaccato per un lato al lettone, altri genitori preferiscono addormentare il figlio nel suo lettino.

Non ci sono né dogmi, né vizi. Osserviamo i nostri bambini e teniamo conto anche dei nostri bisogni. L'ambiente che si sceglie è buono per dormire se si respira un clima sereno, il posto migliore è quello più comodo sia per il bambino che per i genitori, quello che crea meno tensioni, meno ansia, meno giochi di potere e più complicità.

Anche quando scegliamo il co - sleeping e per esempio addormentiamo al seno il bimbo nel lettone, abbiamo cura della nostra comodità. Scegliamo una posizione che permette a entrambi di sentirsi rilassati, perché come in tutte le relazioni e i contatti intimi, la propria comodità si trasmette e diventa condivisa. 

Più il bambino cresce e più trova sicurezza anche nel sentire approvata la propria autonomia e competenza. Per esempio il lettino montessoriano, che può anche essere un semplice materasso messo direttamente a terra, permette al bambino di sentirsi più padrone della situazione e che  può sdraiarsi e se ha bisogno anche  alzarsi da solo e per esempio raggiungere il lettone. 

Un altro aspetto che può aiutare il sonno del bambino sono le routine. Significa stabilire delle abitudini, delle azioni che siano sempre le stesse, prima di andare a dormire. 

Proprio come un rito magico, la routine prepara il bambino a separarsi dai suoi affetti e dalle attività della giornata per lasciarsi andare al sonno. E' un messaggio non verbale che può essere colto dal bambino e che non si trova così 'preso alla sprovvista' e improvvisamente messo a letto; rende la preparazione alla nanna condivisa, come tutte le abitudini è rassicurante e rispetta anche il bisogno di autonomia e competenza del bambino che  sente di poter partecipare e di essere preso in considerazione. 

Una buona routine è una routine flessibile e non rigida. Si basa sull'osservazione del bambino, dei bisogni che manifesta, di ciò che al nostro bambino in particolare aiuta ad andare verso il rilassamento. Una buona routine tiene il passo con la crescita del bambino e ne segue l'evoluzione dei bisogni e delle competenze. Da neonato può essere semplicemente che si addormenti al seno dopo il bagnetto, più avanti, quando la sua attenzione per l'esplorazione del mondo è più viva, per esempio può includere un saluto rituale ai suoi giochi preferiti.

Una buona routine infine tiene conto anche dei bisogni della coppia e del resto della famiglia: non si traduce in azioni meccaniche o in un protocollo perché finalmente nostro figlio stacchi la spina e si addormenti, ma piuttosto è il consolidamento di quelle modalità che permettono di creare quel clima sereno, di relax, distensione e pienezza, in cui ci si addormenta volentieri.

E di giorno?  Di notte il bambino manifesta spesso ciò che ha vissuto di giorno. E' positivo quindi che durante la giornata il bambino possa sentirsi sicuro e rilassato come desideriamo si senta la notte. E' bene predisporre  in base alla sua crescita spazi che gli permettano di muoversi liberamente, di esplorare, e quando ne sente il bisogno di ritrovarci. Così come nelle abitudini diurne è bene consolidare momenti di vicinanza: se le coccole sono concentrate nel momento della nanna diventa più difficile separarsi. 

Il giorno è anche una buona palestra per la notte. I sonnellini diurni, quando anche noi adulti siamo più freschi e non c'è la lunga separazione notturna, sono un buon momento per sperimentare nuove abitudini e provare nuovi passi di autonomia.

Infine durante il giorno uscire all'aperto col bambino ed esporlo al sole lo aiuta a maturare un buon ritmo sonno- veglia.

Bisogni e Bonding (o Legame)

Alla nascita il bambino dipende da noi per i suoi bisogni. Lui è competente nel segnalarli. Il pianto non usa parole ma è un formidabile richiamo emotivo per noi genitori. Quando rispondiamo ai suoi bisogni non solo gli permettiamo di sopravvivere ma anche alimentiamo il nostro legame con lui fatto di amore e di sicurezza.

E' sempre necessario  accogliere i bisogni di nostro figlio. Non sempre riusciamo a comprenderli, e può capitare che il nostro bambino continui a piangere nonostante i nostri tentativi e non sappiamo come mai. Magari ha solo bisogno della nostra rassicurante presenza per sfogare col pianto le tensioni della giornata.

Purtroppo alcuni metodi per il sonno propongono l'estinzione graduale del pianto del bambino. Il che non significa che il bambino gradualmente ha meno bisogno o dorme meglio; significa che apprende che il suo pianto è inutile e gradualmente non ricevendo risposta perde la competenza ad usare questo segnale per comunicare con noi. Questo effetto si può anche chiamare impotenza appresa. Nasciamo competenti, con un segnale corporeo potente per richiamare l'attenzione, ma se il mondo ci ignora possiamo imparare che invece non siamo poi così efficaci e che chiedere è inutile. Istintivamente il pianto richiama la sollecitudine del genitore, ma ignorandolo un genitore  può apprendere anche ad essere insensibile e a dormire sonni tranquilli, scegliendo di ignorare le esigenze del figlio durante la notte.

Proprio come una pianta non può slanciarsi verso il cielo e  dare frutto se non non ha radici nel terreno, così la maturazione dell'autonomia e l'indipendenza poggia sulla certezza consolidata di poter aver bisogno, di poter dipendere quando necessario e di poter tornare alla base dopo ogni separazione ed esplorazione.

Questa sicurezza affettiva è a tutti gli effetti un bisogno primario, quanto il cibo o il sonno.

Genitore e bambino hanno bisogno di creare una connessione emotiva in cui sentirsi vicini, sintonizzati, nella possibilità di stare insieme anche nei momenti bui. Un legame in cui la comprensione empatica e la saggezza dell'istinto precedono il pensiero e la ragione. Un legame energetico in cui il contatto non sia meccanico, ma sia affettivamente nutriente per entrambi, in cui ci sia piacere.

A livello fisiologico è questa connessione che attiva il sistema nervoso parasimpatico e la produzione dell'ossitocina. L'ossitocina è conosciuta anche come "ormone dell'amore", proprio perché il nostro organismo la produce quando ci sentiamo intimamente connessi in un legame affettivo piacevole e la sua presenza genera calma e rilassamento e contrasta lo stress. E' questo anche il clima emotivo in cui predomina il ramo parasimpatico, la parte del nostro sistema nervoso autonomo che regola il rilassamento e predispone al sonno. 

Impossibile naturalmente non provare anche fatica, o anche tristezza, o rabbia. Nessuna emozione è esclusa e non è sempre facile. E nemmeno si è sempre sintonizzati. Piuttosto il legame si nutre di onde in cui questa connessione a volte si perde e poi si ritrova, si ripara.

L'attivazione del sistema nervoso autonomo è contagiosa; siamo fatti per avvisare i membri della nostra specie se avvertiamo un pericolo; quando il nostro bambino piange ed è attivato, nervoso, sconfortato, i  nostri campanelli di allarme si accendono ed entriamo a nostra volta in uno stato di attivazione nervosa per rispondere con l'azione ad un bisogno o eliminare un disturbo.

Quado il pianto si protrae, rischiamo di rimanere col bambino in uno stato di stress.

Ma la buona notizia è che il genitore può imparare a contenere il disagio e a regolare il proprio sistema nervoso ritrovando il proprio centro, un buon contatto emotivo con se stesso e tornando ad uno stato di rilassamento. Anche il nostro stato è contagioso ed è ritrovando la nostra calma che possiamo trasmetterla a nostro figlio.

Questi sono i 'miracoli' naturali del legame energetico genitore- bambino.

Non viziamo nostro figlio se lo teniamo in braccio, la sua richiesta non è un capriccio. Il bisogno di contatto è un bisogno primario. Tenendolo in braccio rispondiamo al suo bisogno di amore, sicurezza e competenza e lo aiutiamo a sentirsi amato e più sicuro di sé, quindi a poter dormire meglio.

Ma non dobbiamo avere paura a metterlo giù e a stargli accanto senza reggerlo fra le braccia quando ci sentiamo troppo stanchi. Se continuiamo a tenerlo in braccio ma siamo assenti, senza energie o sempre più insofferenti, il bambino lo avvertirà e il nostro abbraccio non sarà così sicuro per lui. 

Quando siamo molto stanchi o anche arrabbiati, abbiamo cura di trovare un momento solo per noi in cui rigenerarci. 

Riacquistiamo il nostro potere che forse abbiamo imparato a cedere dopo la nascita: chiediamo aiuto! Non abbiamo paura di avere a nostra volta bisogno! Corriamo il rischio di sembrare meno forti di quello che vorremmo. Includiamo tra i nostri bisogni primari momenti in cui possiamo riposarci, stare un po' con noi stessi o stare insieme come coppia.

E se ci troviamo soli col bambino e sentiamo salire la nostra rabbia, non abbiamo paura a lasciarlo solo un paio di minuti, ad uscire dalla stanza per prendere una boccata d'aria e ritrovare il nostro centro, per poi potergli stare di nuovo accanto.

La cosa più importante con un neonato non è ciò che facciamo, ma come;  è coltivare la nostra amorevolezza e la nostra presenza il più possibile accogliente, serena, sicura, nonostante gli inevitabili inciampi e i momenti di fatica; ricordiamoci che soprattutto nei primi mesi, l'ambiente che il bambino percepisce siamo noi, noi siamo il suo mondo, più che non la stanza in cui si trova. Possiamo dire che l'equilibrio emotivo che viaggia nelle relazioni tra i membri di una famiglia, crea un campo energetico.  Il nostro clima emotivo è anche il suo.  Per prenderci cura di lui, abbiamo bisogno di non dimenticarci  di noi stessi.

Crescita e Coraggio

Proprio come ha bisogno di protezione, un bambino ha bisogno di sperimentare anche  libertà.  E' questo il gioco della crescita e può essere una sfida per noi genitori. Qualche volta siamo spaventati dalla dipendenza del neonato, dal suo bisogno totalizzante e dalla sua intimità così fisica. Qualche volta siamo spaventati dall'accettarlo come una persona diversa da noi o dalle nostre aspettative, col suo temperamento, i suoi modi, i suoi ritmi le sue preferenze e la sua voglia di esplorare il mondo:  prima con lo sguardo e la bocca, poi con le mani, a gattoni e i primi passi... 

Sicurezza è per il bambino essere sostenuto nella sua crescita. Significa avere il coraggio di separare i nostri bisogni dai suoi e accettare noi per primi che ogni giorno conquisti autonomia e non rimanga per sempre il nostro piccolino. Significa lasciare andare la nostra ansia e  scegliere di guardarlo vedendo non solo la sua delicatezza ma anche la sua competenza  e presentargli il mondo non come il luogo del pericolo ma come un posto interessante.

Significa non anticiparlo nel suo movimento, non fare al posto suo, non sorreggerlo o contenerlo fisicamente di continuo, ma permettergli di sperimentarsi ed essere pronti a reggerlo con la mano quando sta per cadere o a consolarlo quando cade. E significa osservare quando è pronto per il prossimo passo e stimolarlo a farlo.

Questo atteggiamento che è buono di giorno, è buono anche per il sonno. Se osserviamo il nostro bambino possiamo cogliere quando è pronto per fare un passo di crescita: addormentarsi nel lettino anziché in braccio, abbandonare il ciuccio,  sostituire il contatto affettivo dell'allattamento al seno con coccole 'da grandi', come un abbraccio o le carezze e o anche l'ascolto di una storia...

Spesso il bambino ci manda dei segnali anche se magari incerti. Per esempio inizia a mostrare curiosità per l'idea di dormire nella sua cameretta, o una sera salta una poppata e non sembra quasi accorgersene. E spesso la crescita non è così lineare: un periodo ci mostra più autonomia e sicurezza e poi magari in occasione proprio di uno 'scatto di crescita', di un malanno stagionale, la nascita di un dentino, o un cambiamento in famiglia, mostra una regressione e torna a modalità e a richieste precedenti. 

Tutto questo è normale. Ci chiede molta flessibilità. ci chiede di non fare delle sue conquiste le nostre conquiste come se si trattasse di nostri successi o fallimenti come genitori. Ci chiede di osservare il nostro bambino e di sostenerlo con pazienza e fiducia. Di credere in lui, nella saggezza sia dei suoi bisogni e delle sue richieste, sia della sua curiosità e della sua naturale apertura.

Spesso ci chiede la disponibilità a crescere con lui.

Perché il suo pianto può riaprire le nostre stesse antiche ferite. Perché in lui possiamo a volte vedere il nostro stesso bisogno di amore e protezione oppure di libertà e autonomia e se nel nostro percorso ci sono state delle difficoltà irrisolte, questo ci può a volte confondere. Ma quando possiamo sciogliere la nostra confusione, ecco che il rapporto con nostro figlio diventa un incredibile e nuova opportunità per maturare noi stessi e spezzare le catene generazionali, per non ripetere all'infinito il nostro destino.

Quando e perchè una consulenza sul sonno?

Una consulenza sul sonno del neonato e del bambino è utile quando il bambino fa molta fatica ad addormentarsi o ha risvegli frequenti e prolungati.

Forse troverai questo articolo un po' astratto e molto generico.

E' così. Questi sono principi che possono dare delle direzioni tracciando una mappa molto ampia. Per comprendere insieme in modo più concreto come muoverti e come può cambiare la situazione nella tua famiglia, o come questi principi possono calzare nel rapporto con tuo figlio, è necessaria una consulenza personalizzata.

Proprio perché ogni bambino è diverso e ogni famiglia è diversa, metodi o formule magiche uguali per tutti sono spesso inefficaci e come già dicevo hanno l'effetto negativo di allontanare dal proprio istinto e da ciò che si osserva  e si sente col proprio bambino.

La consulenza è uno spazio non giudicante e protetto per i genitori col proprio neonato, per trovare loro per primi accoglienza ai propri bisogni e alle proprie emozioni, così come supporto e fiducia alle proprie competenze. Perché ogni genitore è il miglior genitore possibile per il proprio bambino.

La consulenza bioenergetica in particolare aiuta anche grazie a specifiche esperienze corporee ad attingere alla saggezza del proprio corpo e del proprio istinto e ai processi di autoregolazione del proprio organismo e co-regolazione col bambino, a livello corporeo, emotivo ed energetico.

Per informazioni, per pormi una domanda personale o per prenotare un colloquio di consulenza: 

Il dondolo del respiro

In questo video una breve esperienza corporea di bioenergetica, per ritrovare attraverso il respiro un buon contatto con noi stessi e con nostro figlio. Al momento della nanna possiamo rilassare innanzitutto noi stessi approfondendo il nostro  respiro.

Possiamo spezzare il circolo dello stress, quando ci sentiamo sopraffatti nel tentativo di addormentare nostro figlio o di placarne il pianto.  Ritrovando il nostro centro saremo così di nuovo disponibili per sentirci connessi e amorevoli con nostro figlio e trasmettergli quiete e serenità.